La scozzolatura dei fichidindia

Uno degli elementi tipici del nostro habitat mediterraneo è senza alcun dubbio costituito dalla spinosa presenza dei fichidindia. Sì, proprio i coreografici Fichidindia con le caratteristiche pale ( in realtà, trattasi di “cladodi” ) che, nel tempo, sono diventate il sinonimo stesso ( talvolta, fin troppo ostentatamente oleografico ) del volto arcaico della nostra Sicilia.
Eh, i pregiudizi cosa sono ! !

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San Giuseppe cena a Salemi ( TP )

Le”Cene di San Giuseppe” in Salemi ( TP )

Prima parte

Ogniqualvolta si nomina la città di Salemi, la prima fulminea

idea che balza alla mente è la festa di San Giuseppe del 19 marzo.

Anzi, nel corso del tempo che corre a briglia sciolta verso l’ignoto futuro, Salemi è diventata, per antonomasia, il set dei set della

celebrazione popolare del Santo, sposo di Maria e padre putativo di Gesù.

D’altronde…

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“Cannatuna” salemitani : una variazione sul tema.

La ricetta rivisitata.

La Pasqua si avvicina a grandi passi e non si placa la voglia 

di preparare i dolcetti casalinghi che noi, da sempre, a Salemi, chiamiamo “Cannatuna“.

Però, è stata forte la tentazione di operare con quella curiosità tipica dello sperimentatore e, stavolta…

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Finocchietto selvatico siciliano

‘U finocchiu di timpa

Oggi mi va di parlare del finocchietto selvatico siciliano,

meglio conosciuto, in dialetto, come finocchiu di timpa, simpatica pianticella spontanea del nostro Sud.

E’ proprio così : non c’è modo di annoiarsi nella pratica culinaria, in terra di Sicilia.

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Carnevale di Sciacca ( AG ) – 2019

I carri allegorici della 119ma edizione

La festa del Carnevale si è scatenata a Sciacca ( AG ) senza sosta e

all’insegna della spensieratezza coinvolgente dal 28 febbraio al 5 marzo del corrente anno.

D’altronde, proprio coinvolgente può definirsi lo spettacolo capitanato dal solito burlone Peppe Nappa, storica maschera locale che…

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“La leggenda del ragazzo che credeva nel mare “

Marco è un ragazzo di 18 anni, di una probabile città italiana del Centro – Sud, che vive male il suo tempo.

Così, i bocconi di fiele che è costretto a trangugiare si susseguono e la sua profonda lacerazione non accenna a sanare.

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Il sapiente progetto musicale di Gregorio Caimi

La bella stagione della world music siciliana d’eccellenza.

“I Musicanti” di Gregorio Caimi, eccellenza della world music isolana.

E’ davvero sapiente il progetto musicale esplicato dal

chitarrista marsalese, Gregorio Caimi, insieme al suo gruppo storico ” I Musicanti ” in un arco temporale che racchiude ben 10 anni e passa di attività consolidata.

Proprio quella sapienza che trova definizione e consistenza nell’idea precisa che la musica, in senso lato, e, nello specifico caso di cui parlo, il folk etnico, che affonda le radici nella materia viva

della tradizione siciliana, ora declinato con il neolinguaggio della world music, possa costituire il tratto di unione, il punto di contatto tra la cultura e il pensiero , le idee e lo spirito di fratellanza delle

genti che hanno caratterizzato, da millenni, e, tuttora denotano il fascino ineguagliabile del nostro amato Mediterraneo.

Insomma, una visione non del tutto visionaria sul ruolo edificante ed attuale della musica popolare rivisitata che si concretizza nel

” live ” de ” I Musicanti ” dove le sonorità e l’intima voce degli antichi e nuovi strumenti si fondono al canto della solista, creando una suggestione espressiva unica nel suo genere e rigenerando, al contempo, un possente e rinnovato codice che ci appartiene e che parla al cuore come messaggio etico universale.

Quindi, nella caparbietà del credere che la musica possa avvicinare, amalgamare, e mai e poi mai dividere tutti gli uomini di buona

volontà , a prescindere dal loro colore, luogo, fede, parlata, sta la cifra stilistica di Caimi e del suo gruppo, nato nel 2002 mediante l’apporto di ” specialisti musicali “siciliani di composita formazione artistica e professionale.

Ebbene, lo straordinario percorso intrapreso da “ I Musicanti “, in questi anni di attività, si è arricchito di maestria artistica, di maturità concettuale, lungo la via che conduce alla bella stagione

della world music siciliana d’eccellenza, che ammicca, ben volentieri, alle contaminazioni e agli influssi del pop, jazz, rock e alle pulsioni della contemporaneità.

Perciò, mi è bastato ascoltare ” Terra madre ” per aderire incondizionatamente alla bellezza del siciliano cantato,

la lingua dei nostri padri che, tuttora e meno male, infiamma le vene dei veri siciliani.

Sì, la nostra lingua di Sicilia, fiato e legame al mosto e al sangue di una terra magica e dolente, ma pur sempre indomita, infinitamente libera e redenta almeno nei battiti del cuore di chi vi dimora o di chi,

seppur lontano mille miglia, non si è mai staccato, neanche per un solo attimo, da essa.

Inoltre, è estremamente interessante notare come, nella fusione di stili e generi musicali, tipici della “musica del mondo ” de “ I Musicanti “, si diano convegno non solo il grido accorato del Sud,

centro del mondo, bensì anche la forte e cruda dialettica dell’autentica lezione popolare dei cantautori o cantastorie e dei letterati siciliani.

Senza ombra di dubbio, è un piacere ascoltare la musica de ” I Musicanti “, tanto che definirli tali, assecondando il nome d’origine

della formazione, pare assai riduttivo : ogni componente il gruppo, invece, è un artista di alto rango.

D’altronde, basta dare una scorsa al curriculum del direttore artistico della band, Gregorio Caimi, per rendersi conto che stiamo parlando di un musicista con la emme maiuscola.

Sicuramente, un musicista che tiene all’arte di combinare i suoni come dirompente mezzo di comunicazione, condivisione di idee e che, peraltro, realizza un’ottima musica che vivrà, genuina ed

impressa nella memoria collettiva isolana, senza inciampare nei luoghi comuni della retorica, dei pregiudizi, steccati o confini ideologici di sorta.

Crediti

” Terra madre ” – I Musicanti di Gregorio Caimi feat. Milagro Acustico

Gioacchino Di Bella

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” Maririna “

“Maririna” il singolare primo romanzo di “integrazioni in famiglia” scritto da Alberto Castelli e edito da Youcanprint nel 2013.

Le ” integrazioni in famiglia ” di Alberto Castelli

Sicilia occidentale, 14 gennaio 1968 : una data fatidica per il Belìce che conobbe la fulminea tragicità di un evento sismico che mise a

dura prova la tempra di tantissima brava gente, spesso fiaccando gli animi e seppellendo la speranza di una nuova vita migliore.

Un tremendo terremoto, quello del Belìce, che significò un lunghissimo strascico di sofferenze materiali per le popolazioni sopravvissute all’insania della terra.

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Reportage ” Chianta ” : la solita storia di degrado

Reportage di Via Vecchia Ferrovia – Salemi, dicembre 2018

È scandaloso quanto sta accadendo, da parecchio tempo a questa parte e sotto gli occhi indifferenti di tutti, nella zona adiacente allo stadio San Giacomo.

Basta percorrere per circa quattrocento metri la stradina ( segnata sulla carta come “ Via Vecchia Ferrovia “ ) che porta alla una volta rigogliosa

“ Chianta “ per rendersi conto dello scempio che mani scellerate e sacrileghe stanno perpetrando su una delle contrade più fertili e

verdeggianti di Salemi.

Sì, proprio così, stiamo parlando di una parte del territorio salemitano che, grazie ad una straordinaria ubertà del suolo, nel passato ( ma anche adesso )

dispensava, e dispensa a fatica tuttora, frutti straordinariamente copiosi.

E la sporcizia e il pattume stanno infangando il buon nome della città del Val di Mazara che si può fregiare, di fatto e di diritto, di essere virtuosa nella già

ben avviata fase di raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Salemi ha raggiunto il ragguardevole traguardo del 67 % del conferimento dei rifiuti mantenendo i buoni propositi e la rettitudine della stragrande

maggioranza della cittadinanza.

Evidentemente c’è ancora una frangia di beceri disfattisti che se ne frega della cultura ambientale, se ne straimpipa delle regole condivise della

decenza urbana e che gode nel vedere sparsa qua e là tra prati, a margine delle carreggiate trafficate delle strade, ogni tipo di schifezza e porcheria.

D’altronde, non ci può essere altra spiegazione plausibile : si tratta della peggior specie di esemplare umano quello che, in maniera spregevole e

dolosa, si sente autorizzato, in barba ai diritti e doveri del cittadino e delle istituzioni preposte al bene comune, a compiere ogni genere di idiozia,

compresa quella di non buttare gli scarti della propria solerte e “graziosissima” giornata in apposito contenitore posto sotto casa e

magari aspettare l’autocompattatore che venga a ritirarlo alle 8,00 del mattino seguente.

Insomma, ancora una volta, abbiamo a che fare con una perversa minoranza di persone che non vuol capire, forse si ostina

a non voler comprendere che la totalità dei piccoli gesti quotidiani può fare la differenza tra vita e asfissia della natura; quegli apparentemente

insignificanti atteggiamenti di civile sensibilità nei confronti del nostro ambiente dove, peraltro, ci muoviamo e viviamo, possono

davvero salvare il nostro meraviglioso ma inesorabilmente emaciato pianeta.

La parola vada alle immagini che, purtroppo, parlano con triste evidenza.

Ma tornerò, credetemi, ad occuparmi del misfatto…

Gioacchino Di Bella

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La mia partecipazione all’ottava edizione – anno 2017 – dell’Enciclopedia di poesia contemporanea italiana.

L’ottava edizione dell’Enciclopedia di poesia italiana – anno 2017 – a cura della Fondazione Mario Luzi è stata appena pubblicata. Tra gli autori che hanno aderito all’inedita iniziativa ci sono anch’io…

L’azione eretica dello scrivere poesie, oggi.

È difficile parlare di versi in un’ecumene sprecona e volta al facile arricchimento, allo spread, alla sfacciata presunzione

di onnipotenza, ma, grazie a Dio, la Poesia sopravvive ancora alla superficiale sbadataggine dei tempi.

Oggi lo scrivere poesie è un’azione eretica non solo perché dissacratoria ed irriverente della banalità dilagante, del fuoco fatuo

che avvampa i corpi e i fianchi di un’umanità smarrita ma anche perché è azione asincrona sullo scialbo modo di vivere, copiato,

imitato e condiviso da moltitudini di genti.

Inoltre, la pratica del versificare, in molti casi ricorrenti, è volutamente

relegata, da quelle famose moltitudini di cui sopra, a secondaria valenza; essa viene considerata

come un’abitudine sciocca, una sorta di masturbazione mentale, che bisogna esecrare con ogni sforzo.

Nella gretta mentalità del “comune mortale” un’operazione di riflessione intima, nell’intento di cogliere l’attimo corale o la quintessenza,

latente ma viva, del nostro animo che possa rendere, alla fine, testimonianza di ciò che è o che può essere, è una banale perdita di tempo.

Il poeta è un debole, non fa parte della collettività omologata del Terzo Millennio, non può farne parte, ripeto, almeno in apparenza, perché non la

pensa come gli altri, è strano, magari appartato nelle stanze solitarie del suo pensiero, è guardato a vista quasi fosse un appestato.

Poi, quando l’interlocutore lo sente dire ” Sai, mi è venuta in mente una poesia e l’ho scritta ” od altra espressione similare, lo guarda in faccia,

con disgusto e ribrezzo, rispondendo di rimando ” Pure tu come quelli che scrivono le poesie ! ” e, nel contempo, sul viso gli si spalanca

la bocca a formare un riso sardonico che inneggia all’ignoranza.

Meglio guardare alla pragmaticità delle cose, alla vita reale che si deve fronteggiare con maschio coraggio al fine di imporsi, di vincere sulla

complessità del quotidiano e per dire a se stessi ” Vivo, quindi, domino la realtà, anzi predomino sul ring di ogni giorno e posso benissimo essere

l’attore indiscusso di me stesso”. Sì, così, si fornisce, magari, il solito modello, un bell’esempio di “leader sociale” da emulare, di maschio alfa

che non si lascia sbranare dalla complessità odierna, di protagonista inossidabile agli altri individui conosciuti sui social, sul posto di lavoro,

in azienda, al bar o in pizzeria, nel quartiere, nell’ottica dell’interminabile sfida, fine a se stessa, condivisa nella sempre più dilatata platea di

“ammiratori”, cioè quelli che esprimono i “ mi piace ” ovunque e comunque.

Quindi, cosa farne di questa poesia ? Mah, roba da femminucce !
Insomma, ciò che occorre, adesso e non domani, è la capitalizzazione del

successo, virile in tutte le sue forme e in ogni settore della vita associata, occorre avere una torma di emulatori che, oggi, vista la società che

ci ritroviamo, non debbono mancare mai, anzi guai a non averli.

In questo modo, si concretizza una profonda vacuità dei rapporti umani che invita al perpetuarsi di una virtualità come nuovo disvalore sociale.

È così che si apre la voragine, incolmabile, sulla poesia, ormai inutile.
Menomale che le cose non vanno sempre così e mai generalizzare a priori.

Esiste un’increspatura nella monotona superficie delle acque, c’è una nicchia di pensiero che assurge a valore culturale assoluto :

lì si rifugia, si annida pure la Poesia.

Ma la Poesia è cultura, non conosce limiti, è più utile di quanto non si possa ritenere, morde gli anni che scorrono, nasce, rinasce, custodisce in sè

l’originaria favilla che ha acceso il fuoco dell’uomo alla sua comparsa sulla

Terra, non delude mai nessuno, è somma educatrice del cuore e guida

nella notte più buia e tetra, è il Pianeta delle Meraviglie capace di stupire

chiunque con folgorazioni improvvise.

Dopo, a distanza di tempo, ti accorgi che quelli che si sentivano “veri uomini”, d’un tratto, si scoprono poeti, ripescano dal fondo del pozzo dove

hanno, finora, vissuto una sensibilità recondita nel loro Io e cominciano a masticare versi su versi.

Essi capiscono che senza la poesia è impossibile o quanto meno arduo percepire l’unicità del mondo.

Ora, a mio modesto parere, la poesia è già realtà, è assidua compagna della nostra esperienza e non possiamo negarlo; la rinveniamo in qualsiasi

aspetto, in ogni passo lungo il nostro cammino terreno : uno scatto fotografico che immortala un paesaggio del giorno morente, lo sguardo di

una madre, un manifesto colorato di réclame affisso in una squallida strada

di periferia, uno slogan rivisitato sulla scorta di un famoso verso di un autore del passato, etc. etc.

Tutto si può trasfigurare in poesia come il fatto stesso di essere qui, in questo preciso istante, e di assistere all’alternarsi del giorno e della notte,

alla follia del vento o ancora nell’ascoltare le fusa del vecchio gattone soriano accoccolato sulle gambe.

Io ho creduto nella Poesia fin da bambino, sono cresciuto al suono della sua nenia e mille volte sette crederò.

Spesso, ho fatto finta di cambiare rotta e di dimenticarla, ma, ciclicamente Lei mi ha ritrovato e siamo andati avanti mano nella mano.

E non chiedetemi quale celebre autore sia stato la fonte della mia ispirazione perché credo proprio di non potervi rispondere.

Classici, moderni e contemporanei sono miei amici e fratelli.

Nessuno escluso.

Da loro non cerco lo spunto, ma quel poco che scrivo viene da sè, è come un

impulso irrefrenabile a dare testimonianza di quel che porto con me e non posso farci nulla, fa parte di me.

C’è chi si vanta di essere, con prosopopea e millanteria, il poeta dei poeti : ciò suscita in me un riso sonoro.

La Poesia è un’orma del proprio cammino, non può essere finzione o trucco, è un’arma potente che scaglia dardi di pace, di fuoco, di petali, è una

maestra che, con verdeggianti parole, insegna la decorosa Modestia.

È con tali semplici intendimenti che ho aderito alla pubblicazione dell’Enciclopedia di poesia italiana contemporanea, ottavo volume

dell’ edizione 2017.

Tre mie poesie partecipano allo straordinario ed inedito progetto culturale

di dar voce a poeti di diversa estrazione sociale, da tutte le regioni della nostra Italia.

Poeti che stazionano nel Limbo della scarsa visibilità, della poca o discreta notorietà, ma che consolidano il ruolo alto della Poesia come materia viva,

immortale di un patrimonio comune agli uomini di buona volontà.

Insomma, un coro unanime che esalta la Poesia come scenario naturale di sensazioni, di sentimenti, di immagini, denunce e testimonianze che

affondano le radici nell’humus pulsante di una contemporaneità che ha fermezza, ragione, fede e speranza nel senso dell’esistenza.

Sono lieto ed orgoglioso di esserci anch’io, per l’ennesima volta…

Post scriptum :

Così riferisce sull’opera il curatore dell’edizione, Mattia Leombruno, della Fondazione Mario Luzi.

Ormai da diversi anni l'”Enciclopedia di Poesia Italiana contemporanea” è il volume ufficiale interamente dedicato al settore poetico in Italia.

L’opera contenuta in questo corposo tomo costituisce un’ampia documentazione

della poesia contemporanea rivelandosi

una testimonianza storica, culturale e sociale del settore in Italia.

La vasta opera ospita autori accuratamente selezionati su oltre 7000 partecipanti al Premio Internazionale Mario Luzi.

La collana è ideata e diretta da Mattia Leombruno che la definisce così: “Questa Enciclopedia – unica nel suo genere e soprattutto così variegata,

molteplice ed ampia – possiede qualcosa di molto nobile ed ambizioso.

Nulla di analogo è stato infatti mai tentato: di mettere liberamente insieme autori fra loro così diversi per stile e generazione, di unire cioè il molteplice

e farne il grande criterio di fratellanza umana e letteraria nel nome delle più alte ispirazioni poetiche. Il criterio di selezione che è stato scelto prescinde

dalla notorietà degli autori e tiene soprattutto conto del valore reale delle opere.

https://gioacchinodibella.it/mie-tracce-ad-occidente/

Gioacchino Di Bella

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