Le Parti di San Giuseppe in Salemi ( TP )

Narrazione poetica tra salace invettiva popolare e acceso misticismo.

Nell’evento dedicato al Santo Giuseppe e alla Sacra Famiglia, nella ricorrenza del 19 marzo, una particolare menzione va fatta alle Parti di San Giuseppe, ossia delle particolari performance poetiche popolari che sono, da sempre, impresse nella memoria collettiva salemitana. Parecchi ne hanno parlato, altri ne discutono tuttora e, mi auguro, che molti ne continuino ad argomentare in futuro. Ora, all’apparenza, possono sembrare, come affermano in tanti, delle cantilene, oppure litanie di argomento religioso, o, ancora, possono ricordare le antiche “laudi” [ dal lat. Laus, laudis  “lode “ ] ossia, quei componimenti poetici di carattere popolare tipici della letteratura religiosa del periodo medioevale. Altri li definiscono monologhi o dialoghi di ispirazione sacra, recitati con particolare trasporto o enfasi, conditi a dovere con una devozione sincera e un robusto senso di misticismo nei confronti del Patriarca San Giuseppe.  Il dato certo è il retaggio della recitazione e dell’assunzione in carica del ruolo di recitatore della Cena in quanto tale : colui che elogia il padrone o, meglio, la padrona di casa, deve pure illustrare la potenza salvifica della Fede nel Santo,  in Dio, in Gesuzzu e la Madonna e ne deve celebrare la grazia che viene elargita alla famiglia, che ha espresso l’ex voto, mentre gli stessi fedeli ne sono illuminati e corroborati a nuova vita spirituale. Detto peculiare ruolo di depositario dell’antico canto orale verrà trasmesso, in linea diretta, ai figli. Almeno si spera ! E occorrono una certa abilità oratoria ed ottima memoria per declamare in pubblico, senza alcun errore di rima, i molti versi che compongono la cosiddetta Parte.

La lunghezza del testo è variabile ; i versi, strutturalmente imperfetti, sono, invece, di solito, impostati seguendo le indicazioni metriche della rima alternata, nella forma ABAB e, a ben guardare, la tradizione orale ha permesso un margine di libertà interpretativa ai cantori locali. Il lessico, in taluni passaggi, però, non appartiene alla sfera popolare, ma viene fomentato da significati di un certo spessore e, sotto le mentite e dimesse spoglie del cantastorie, pare celarsi l’anima del trovatore di terra provenzale, con il suo retroterra culturale di singolare caratura.  Sembra quasi di ascoltare gli antichi rapsodi greci che cantavano di corte in corte o i cantastorie del ciclo carolingio, ma emerge un substrato costituito dagli elementi più genuini della tradizione comico – popolare della poesia o dei cantari che risalgono all’oscura epoca medioevale. Leggendo con scrupolo i testi, scaturiscono accenni all’endecasillabo dell’ottava siciliana o dello strambotto satirico, filtrati e stravolti attraverso l’uso e il riadattamento popolare, volto a stupire e ad affabulare il pubblico. Ed è notevole il grado di artificio stilistico che servirà al cantore o ai cantori per dare sfoggio del proprio ingegno e delle proprie presunte abilità, al fine di annullare l’altro, seguendo alla lettera quella spacconeria che affonda nel sangue verace  dei siciliani.   Così, altra caratteristica evidente è il bisticcio continuato, il battibecco tra chi sa e chi non sa. Un battibecco poetico che ricorda la migliore tradizione letteraria trecentesca, trasposta in ambito devozionale e sacrale. La contaminazione che ne deriva è davvero singolare.

La declamazione monofonica o polifonica è assolutamente fascinosa : incanta l’uditorio e inneggia alla gloria di Dio, dei Santi, della Madonna e del Patriarca. Il cantore con i versi, rigorosamente in lingua siciliana, della Parte tesse le lodi del Cielo ed invoca la pace in terra per sé e tutti gli uomini di buona volontà. E alla ridicola e, talvolta, salace invettiva con l’antagonista – compare, nella Parte di San Giuseppe, segue la reciproca riconciliazione, la pace sulle diatribe quotidiane, la fede sulle povertà spirituali dell’uomo. Alla fine dell’interpretazione, il narratore con il classico «signaleddu di la cena», viene non solo acclamato dai padroni di casa, ma anche simbolicamente ricompensato dagli stessi con una cuddura, delle arance, lumiuna ( limoni ) e un buon sorso di vino. Tuttavia, è nelle invocazioni esplicate sotto forma di monologhi che la materia si fa oscura : in certe rime imperfette coesistono, in un coacervo spesso intricato, le metafore della redenzione e del peccato, talune immagini bibliche e le pulsioni umane, le tremende metafore della presenza divina e del demoniaco Macinga, dell’uomo e del divino, del paradiso e dell’inferno. Il narratore scende negli Inferi della dura realtà contadina per poi risalire la china, seguendo la fiammella della Provvidenza divina che, gradualmente,  diverrà abbagliante luce di redenzione e salvezza umana. La storia narrata assurge a narrazione corale didascalica che viene interiorizzata dall’intera comunità di credenti. Insomma, nella cornice dei festeggiamenti in onore di san Giuseppe, le drammatizzazioni delle Parti di san Giuseppe sono assai funzionali al rito e sono il punto di contatto tra la tradizione che affonda le radici nel remoto passato e la rivisitazione attuale della festa. Una festa che ha voglia ancora di vivere, almeno un giorno all’anno; una festa di sapori, colori e centouno pietanze. Poi, dopo il 19 marzo, si spegneranno le luci sulla “Cena di San Giuseppe” in attesa della prossima primavera.

P. S. :

In conclusione, vi posso assicurare come non sia stato per niente agevole tentare di raccogliere per iscritto talune Parti di san Giuseppe ma, in fondo, il gioco ne è valsa la candela. 

Salemi, 21 febbraio 2020

Gioacchino Di Bella

L’uso del testo e/o delle immagini contenute su questo sito, sia per intero che parziale, senza previa autorizzazione è proibita. Per ogni uso delle immagini e dei testi siete pregati di contattare l’autore con largo anticipo, mediante l’apposito modulo di contatto inserito alla fine della presente pagina. Il contenuto di questa pagina e tutti i contenuti del sito ( testi, immagini ecc. ) sono di proprietà  intellettuale dell’autore e sono soggetti a “ Riproduzione Riservata “; né è, quindi,  vietata, ai sensi della Legge 633/41, la riproduzione, anche parziale, senza esplicita autorizzazione scritta.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti