Il geco, draghetto amico.

Il geco, draghetto amico.

Bedda matri, ‘u schippiuni trasiu dintra !!” Sì, è l’espressione di sgomento di qualsiasi “fimmina” sicula alla vista del piccolo drago che,con circospezione e furbizia, si è insinuato tra lo stipite dell’uscio e la porta finestra socchiusa e, con le sue ventose, degne di mister Spiderman, ha scalato, impavido, il bianco muro della camera da pranzo  e, ora, si trova letteralmente incollato al soffitto, a due centimetri dallo splendente lampadario, che emana una bella luce calda. E, mentre l’affascinante picciotta siciliana, se la svigna a gambe levate, allontanandosi precipitosamente, spaventata o, come diremmo meglio alla siciliana, “spirdata”, quasi si fosse imbattuta nell’idra di Lerna, mi chiedo perplesso che ci azzecca la voce dialettale “schippiuni o schirpiuni” con il gentile geco. Lo scorpione è un essere immondo, che è proprio brutto a vedersi ed è anche velenoso al contrario del pacifico ed innocuo geco. Va buono, lasciamo stare la fantasia lessicale di noi siciliani e vediamo un po’ da vicino…no, signora, lei è alquanto suscettibile alla visione del geco, quindi, stia alla debita distanza ! Non vorrei mica che le venisse il “sintomo” o lo “stinnicchio” ( perdita dei sensi e via discorrendo). Dicevo, tuttavia, conosciamo meglio il nostro grazioso frequentatore murale. Si tratta del Geco comune o Tarentola mauritanica Linnaeus, oppure Tarantola muraiola, della famiglia dei Gekkonidae. Già il nome scientifico ci dice come il minuscolo rettile fosse conosciuto dai Romani: Tarentola è l’appellativo latino del geco e l’aggettivo mauritanica tradisce l’origine dell’animaletto o, meglio, lo stato africano della Mauritania dove fu avvistato e classificato per la prima volta. Il geco è presente nell’intero bacino del Mediterraneo o quasi (in Grecia e Turchia, al suo posto, vive il geco verrucoso) e mentre, in passato era solito prescegliere gli ambienti boschivi o le rocce, da molto tempo a questa parte, la lucertola grigiastra si è avvicinata alla dimora dell’uomo e la si può incontrare arrampicato nelle dirette vicinanze delle luci murali esterne, dove è più probabile reperire un pasto serale consistente in falene ed insetti. Il geco è un minuscolo rettile che non raggiunge i 20 cm di lunghezza, ha occhietti sporgenti ed è un abile cacciatore di insetti (falene, zanzare, mosche e moscerini); riesce, in maniera spettacolare, ad avvicinarsi alla preda con spostamenti calibrati ed impercettibili  e, giunto in “posizione di tiro”, al pari un camaleonte, l’afferra con repentino slancio del corpo e della lingua. Però, la caratteristica più curiosa è non solo la territorialità del geco, che difende il suo spazio d’azione con totale abnegazione e caparbietà di difesa, ma, soprattutto, la capacità di aderenza su qualsiasi superficie. Il geco è in grado di sfidare le leggi fisiche della gravità: le sue zampette sembrano essere fornite di ventose aliene. In realtà, queste ultime non sono altro che particolari cuscinetti abbinati ad un tessuto lamellare longitudinale che consentono al geco di aderire per ore e di spostarsi agevolmente lungo le pareti verticali e i soffitti. A quanto pare, tutto ciò dipende dalla forza di Van Der Waals. Lo scienziato tedesco è pervenuto, dopo attenta osservazione, ad una precisa conclusione: egli ha studiato e verificato che il geco possiede milioni di peculiari peli, sì peli, sui palmi delle “manine” e la sinergia delle molecole di tali setole interagisce alla perfezione con i materiali delle superfici su cui  “cammina” il piccolo drago.  E’ interessante scoprire le doti di una comune lucertolina. Altra sua curiosità è il verso stridulo, a volte poco percettibile, simile ad una urlata vibrazione o sibilo che il geco riesce ad emettere, in particolari situazioni di emergenza o di fregola. Ora, è importante sapere le abitudini e il comportamento del geco per evitare di scacciarlo ingiustamente od eliminarlo… a sonori colpi di scopa! Ripeto, è un animale innocuo, anzi, da sempre, è ritenuto un portafortuna, poiché rappresenta un simbolo di resilienza al territorio, di attaccamento amorevole alla vita e di adattamento alla realtà, al fine di sopravvivere comunque, ad ogni costo, in lotta eterna contro le avversità. Insomma, i gechi sono degli autentici campioni di mimetismo, di ferrea versatilità contrapposta alle difficoltà, di tattica, di istinto e di non indifferente perizia nell’equilibrismo. Allora, il mio invito è quello di saper apprezzare la sua presenza discreta a casa nostra: non cacciatelo in malo modo e urlando come degli scalmanati. Considerate che un geco, attaccato alle pareti della vostra veranda, è un ottimo predatore di quelle stramaledette ed assatanate zanzare che, mille e mille volte, abbiamo tentato inutilmente di allontanare dalla nostra epidermide. Forse, è una lucertolina poco gradevole d’aspetto, poco gradita ad alcuni, ma è affascinante vederla in azione quando caccia quelle famose zanzare di cui dicevo prima. Se, poi, qualche “schippiuni” si è intrufolato, proditoriamente e  a vostra insaputa, nella camera da letto e ve lo trovate lì, inchiodato al soffitto, in direzione della testiera, state calmi, non agitatevi inutilmente, anche perché ciò  nocivo alla salute. Fate un bel respiro profondo, munitevi di uno spruzzino con della semplice acqua e vaporizzate alcuni spruzzi sul draghetto, che è già atterrito dal vostro interessamento. Esiste anche il rimedio della naftalina che il geco non gradisce, ma fate voi! Poi, c’è sempre la soluzione del retino da pesca, ma evitate i safari o gli inseguimenti nel cuore della notte: il geco vi sorprenderà per la strabiliante agilità nel battere in ritirata! Quindi, per favore, e mi riferisco a maggior ragione alla giovane donzella sicula che, tuttora, si dimena con tanto di capelli scarmigliati dalla paura, non usate la ciabatta contro una povera lucertola indifesa. Il geco è un draghetto amico.

Gioacchino Di Bella                                              

Salemi, 12 luglio 2020

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