Cavuliceddi siciliani sapuriti

Irisinni a cavuliceddi

L’espressione è tipicamente isolana : ” Irisinni a cavuliceddi ” , ossia ” Fare due passi per le campagne autunnali della nostra zona, alla ricerca del cavoletto selvatico “. Certo, ognuno lo dirà a suo modo, ma un po’ tutti i siciliani sanno di che stiamo parlando. Infatti, dalle nostre parti, una delle “erbette” rustiche ( come direbbero quelli del nord della penisola ), o selvatiche che dir si voglia, più ricercate in autunno è ‘u cavuliceddu, ossia il cavolo arbustivo ( dovrebbe trattarsi della Brassica fruticosa, che è una piantina annuale della famiglia delle Brassicaceae o Crocifere ). I cavuliceddi, in realtà, possono raggiungere mediamente un ‘altezza di cinquanta centimetri e sono caratterizzati da tipiche infiorescenze giallognole o bianche. Ora, a quanto sembra, è preferibile scegliere le tenere piante riportanti i piccoli fiori gialli : perciò, quelle dai fiori bianchi pare risultino amaragnole come gusto. E’ possibile trovarli nei terreni particolarmente fertili, ovunque nelle nostre zone rurali, e, spesso, crescono isolati in maniera più rigogliosa, oppure in gruppo, ma se la zona è più arida o povera di sostanze nutritive, gli esemplari possono presentarsi striminziti e bassi. Questa verdura spontanea viene conosciuta nell’Isola con svariate denominazioni : calucedddu, caliceddu, cauricellu, cavuricellu, coricellu, quaricellu, qualeddu, cauliceddu, rapudda, rapuzza, rapuddu, caluzzi e cavuliceddi. ” Mah, una pianticella così insignificante, così comune ! “, direbbe chiunque non la conosca. Eppure, questa ” povera essenza ” dei nostri campi, quest’erbetta dalla colorita presenza, talvolta scomoda, (visto che può diventare un’infestante delle colture) restituisce un autentico sapore ( o, particolare retrogusto, come dicono i raffinati e melensi ” sapientoni ” della cucina di annosa esperienza televisiva  ) che viene apprezzato trasversalmente da ogni buon siciliano doc. Quindi, i cavuliceddi hanno avuto  e avranno unanime consenso, onore e tributi su qualsiasi tavola, popolana o altolocata che essa sia, della bella terra di Sicilia. Che delizia per il palato ! Gli usi culinari sono molteplici : ad esempio, c’è chi li abbina con la salsiccia arrostita o, ancora, mescolandoli con almeno altre due verdure selvatiche ( ad esempio, “burrania” ( boragine ) e “gira sarvaggia” ( una sorta di minuscola bietola spontanea ) in modo da realizzare quella che, di solito, con le relative varianti, viene conosciuta come ” minestra maritata “. Tuttavia, anche da solo il cavuliceddu, con quel suo caratteristico sapore gradevolmente amaro, dà ottima prova di sè sul nostro palato, sia che venga sbollentato e consumato al naturale con ottimo olio locale ( cavuliceddi vugghiuti ), magari appena uscito dalle macine del frantoio,o venga saltato in padella con pezzetti di pomodoro secco ( chiappi di pumadoru ), aglio, con eventuale aggiunta di pangrattato. Infine, per non parlare del semplicissimo e popolare buon piatto di”pasta cui cavuliceddi“. Ma ognuno si adopera ad arte per degustarli al meglio. Insomma, un’autentica delizia alla portata di tutti. Poi, non trascurabile dettaglio, è una bellezza raccoglierli nei nostri campi, nel sacrosanto rispetto del nostro ambiente.

Gioacchino Di Bella

L’uso del testo e/o delle immagini contenute su questo sito, sia per intero che parziale, senza previa autorizzazione è proibita. Per ogni uso delle immagini e dei testi siete pregati di contattare anticipatamente. Il contenuto di questa pagina e tutti i contenuti del sito https://gioacchinodibella.it ( testi, immagini ecc. ) sono di proprietà intellettuale dell’autore sono soggetti a ”Riproduzione Riservata”; ne è quindi vietata, ai sensi della Legge 633/41, la riproduzione, anche parziale, senza esplicita autorizzazione scritta.

Ciao ! Alla prossima...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: